Eolico in Sardenga, quale futuro?

Pubblicato sul settimanale “L’Ortobene” – Aprile 2006

Greenpeace e l’associazione internazionale dell’industria dell’eolico ricordano che l’eolico potrebbe soddisfare il 12% del fabbisogno energetico mondiale entro il 2020. L’Italia, purtroppo, è in una situazione di estremo ritardo nel campo delle energie rinnovabili in generale (siamo il paese del sole, è vero, ma purtroppo solo per i turisti!) e dell’eolico in particolare.

Alla fine del 2004 l’eolico installato in Italia era di 1300 MW (Megawatt), un dato che pone il nostro Paese al quarto posto in Europa (3300 MW in Danimarca, 8600 MW in Spagna, 17000 in Germania) ma il potenziale installabile è di almeno 5000 MW. Quest’anno in Sardegna sono state presentante domande per un totale di 4500 MW, a fronte di una domanda di potenza massima istantanea di 1500 MW.

Alcuni ambientalisti sostengono che le pale eoliche abbiano un impatto paesaggistico troppo elevato. La sentenza n.150/2005 del TAR di Sicilia recita: “La tutela del paesaggio non è l’unica costituzionalmente rilevante; pari considerazione rivestono la tutela dell’ambiente e la tutela della salute.”

Esistono comunque precisi accordi (ANEV-Legambiente) atti a ridurre, evitare o mitigare gli impatti negativi: rispetto della distanza minima tra gli aerogeneratori, limitazione della realizzazione di nuove strade, interramento dei cavi elettrici di media e bassa tensione, riduzione dell’effetto “selva”, utilizzo di soluzioni cromatiche neutre e vernici antiriflettenti, ecc. ecc.

1 MW eolico installato, nella sua vita (25 anni) consente di evitare mediamente le seguenti emissioni in atmosfera: 50 mila tonnellate di CO2, 70 tonnellate di SO2, 100 tonnellate di NO2.

L’eolico non ruba spazio al territorio, dove potranno continuare a pascolare gli animali, infatti un generatore eolico della potenza di 1 MW, occupa al suolo una fondazione di appena 10 m di lato, che viene poi ricoperta di terra in modo che possa ricrescere l’erba (mitigazione).

Un impianto fotovoltaico equivalente, occuperebbe una superficie di 20000 (ventimila) metriquadri, che verrebbero sottratti alle attività precedenti (per esempio pascolo), che dovrebbero essere tenuti liberi dall’erba per poter eseguire la manutenzione all’impianto, con un impatto paesaggistico notevolmente maggiore.

Il fotovoltaico installato costa circa 8€/W, un impianto da 1MW costa quindi 8 milioni di €, mentre un generatore eolico di pari potenza costa solo 1 milione di €. L’energia annua prodotta dai due impianti è equivalente, mentre i costi di manutenzione del campo fotovoltaico sono molto maggiori perché è un sistema molto più esteso, vulnerabile (furti, vandalismo, intemperie) e ad alto contenuto tecnologico.

Come mi hanno insegnato a scuola, quando si progetta un circuito elettrico, bisogna usare il minimo di componenti, perché, “quello che non c’è non si guasta”. Il generatore eolico è semplice, perché per strasformare l’energia meccanica in elettrica, si usa un sistema robusto, collaudato e semplice: l’alternatore.

E’ chiaro che per produrre energia da dare alla rete è più conveniente l’eolico.
Diverso è per le piccole installazioni in siti isolati, dove il fotovoltaico (abbinato alle batterie) è l’unica soluzione.

Ho visto di persona i parchi eolici sardi di Tula, Nurri, e Ulassai, e ho osservato che il rumore più importante è imputabile al rumore di fondo (prodotto dal vento sui cespugli e sugli alberi). Tanto maggiore è l’intensità del vento, tanto più il suono emesso dall’aerogeneratore è mascherato dal rumore di fondo.

Il rumore dell’aerogeneratore (che proviene unicamente dall’attrito dell’aria con le pale) misurato a 150 metri di distanza è di 43.5 dB. Giusto per avere un’idea: i rumori che si sentono a tavola durante il pranzo sono 50-60 dB, i rumori all’interno di un automobile sono 80 dB, un martello pneumatico 120-130 dB.

Praticamente l’impatto acustico non c’è, perché nei posti dove ci sono i generatori eolici, c’è talmente tanto vento, che il rumore principale è il fruscio del vento nelle nostre orecchie!

L’impatto sulla fauna, da uno studio di Legambiente, è di 0.34 uccelli morti al MW, molto meno rispetto a quelli morti sulle autostrade o su edifici vetrati. Studi col radar, nel sito di Tjaereborg (in Danimarca) indicano che gli uccelli evitano i mulini spostandosi 100-200 metri prima delle eliche.

Viviamo in un mondo in cui è in atto un forte e pericoloso cambiamento climatico, dovuto all’aumento della concentrazione di CO2, passata dall’inizio della rivoluzione industriale da 250 ppm a 375 ppm attuali, cioè un aumento del 50% !

Ci sono le tecnologie in grado di rendere inutile e obsoleto l’uso del petrolio e tutti i guai che comporta. Dobbiamo quindi sbrigarci a invertire la rotta e produrre tutto quello che si può da fonti rinnovabili.

E’ anche una sfida economica con gli altri paesi europei che sono già molto più avanti dell’Italia.

Il progetto del solare termodinamico del Prof Rubbia, in Italia è stato definitivamente accantonato, e come succede da secoli, le intuizioni di cervelli italiani finiscono per essere sviluppate in altri stati. (vedi Antonio Meucci e Enrico Fermi in America, Guglielmo Marconi in Inghilterra,…)

Il vento e il sole sono il petrolio della Sardegna, ed è giusto sfruttarli per avere posti di lavoro ed energia da vendere, ma dobbiamo essere abbastanza competenti da saper progettare, costruire e gestire impianti eolici, fotovoltaici e solari termici.

L’uragano Katrina ci ha mostrato in maniera nitida che l’aumento dell’effetto serra (cioè aumento di CO2) accelera i fenomeni climatici estremi. Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a quasi un raddoppio del potenziale distruttivo degli uragani, dovuto almeno in parte al surriscaldamento globale, come afferma l’autorevole MIT, il Massachussets Institute for Tecnology.

Mi dispiace che molti miei coetanei e adulti, rimangano indifferenti al problema della tutela dell’ambiente, o meglio, dell’atmosfera. Durante l’ultimo anno all’I.T.I. G. Marconi di Cagliari, ho partecipato a un corso denominato “Progetto Helianthus” dove con alcuni professori dell’istituto e alcuni docenti universitari abbiamo approfondito le tematiche dell’ambiente e delle fonti di energia rinnovabili.

Oggi internet consente di documentarsi approfonditamente sui problemi ambientali, ed è un peccato non farlo e restare convinti che i generatori eolici siano solo dei “mostri con le braccia rotanti”, come li vedeva Don Chisciotte in un famoso romanzo scritto da Miguel Cervantes nel 1615.

Molte cose interessanti le ho lette su: www.anev.org, www.energoclub.it, www.enea.it.

E’ indispensabile risparmiare energia anche nei comportamenti individuali: trasporti, isolamento termico delle case, rifiuti, acqua e consumi. Anche la scuola dovrebbe aiutare ad aprirsi alle novità e ad essere consapevoli e critici senza farsi dominare da pregiudizi o interessi di parte.

In definitiva, non essere oggi favorevoli all’eolico potrebbe voler dire in futuro dover utilizzare il nucleare con tutti i rischi che comporta.

Io rimango convinto che una accurata progettazione e collocazione degli impianti eolici potrà contenere il cambiamento climatico, tutelare e valorizzare il paesaggio. Quel che è chiaro è che, in assenza di nuove scelte energetiche, proprio il paesaggio sarà tra le prime vittime del cambiamento climatico in atto.

Giorgio Demurtas

Aprile 2006