Serra fotovoltaica da record in Sardegna: noi a zappare, i soldi a indiani e americani

Non riesco a capire come si possa essere contenti del fatto che società estere facciano business delle nostre risorse energetiche locali (il sole), prendendosi milioni di euro di incentivi finanziati dalle bollette italiane, lasciando a noi sardi qualche decina di posti di lavoro da contandino e compromettendo la possibilità di migliaia di piccoli risparmiatori locali di investire i propri risparmi in una delle poche cose convenienti in questo periodo di crisi: la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. È così che la Regione tutela gli interessi economici dell’isola?

 

Una regione da record… purtoppo!

Siamo proprio una regione da record di incapacità dell’amministrazione pubblica di tutelare gli interessi locali, infatti in Sardegna sono installati:

  • la serra fotovoltaica più grande al mondo: 20 MW a Villasor, 26 ettari di serre in località Su Scioffu, realizzata dalle multinazionali Moser Baer Clean Energy Limited (MBCEL) e General Electric Capital. Investimento: 71 M€, rendita: 12 M€/anno.
  • il parco eolico a terra più grande d’Europa (ora d’Italia): 138 MW a Buddusò – Alà dei Sardi, realizzato dalla multinazionale Falck Renewables. Investimento: 200 M€, rendita: 70 M€/anno.

Il tutto finanziato dalle bollette italiane, in cambio di alcune decine di posti di lavoro da bracciante (40 per la serra) e da guardiano (6 per l’impianto eolico). E’ questo il modo in cui la Regione Sardegna tutela gli interessi locali, stimola l’imprenditorialità locale e contrasta la fuga di cervelli?

E non finisce quì! Perchè gli amministratori di queste società estere ritengono la Sardegna “una best practice di partnership territoriale unica al mondo“, cioè, in breve, ci ritengono unici al mondo a permettergli di fare a casa nostra tutto quello che vogliono. E’ come se gli arabi ci pagassero per prendere il loro petrolio.

Tante opportunità perse. Siamo in tempo per rimediare?

Non ci sarà per sempre la possibilità di guadagnare dal vento e dal Sole, sia perchè lo Stato non può continuare a incentivare nuovi impianti gravando sulle bollette, sia perchè la potenza di fotovoltaico (400 MW) ed eolico (1000 MW) installata in Sardegna è gigantesca rispetto al consumo di picco (1300 MW). Cosa resta alle famiglie, cooperative e imprenditori locali se la potenza installabile se la prendono tutta i pesci grossi?

In altre nazioni, come per esempio in Danimarca, l’impresa (pubblica o privata) che realizza un impianto fotovoltaico o eolico (una o più turbine eoliche) è tenuta ad offrire in vendita il 20% del valore dell’impianto alla popolazione residente nel comune nel quale l’impianto è installato. Questo 20% è diviso in quote da circa 750€ e se ne può compare più d’una, si condividono così i costi e i ricavi, in proporzione alle quote acquistate. Un’apposita normativa statale regolamenta la trasparenza della gestione dell’impresa, a tutela dei piccoli azionisti. Così facendo ci guadagnano tutti, l’impresa, la popolazione locale, e l’ambiente.
Perchè non applicare le stesse regole, in Sardegna?

Ci sono tantissime persone che non hanno un tetto o un terreno idoneo per installarvi un impianto fotovoltaico (o eolico) ma che potrebbero fare il loro investimento comunque, comprando una quota di un grande impianto.

Questo sistema di comproprietà, in paesi con una amministrazione pubblica che tutela davvero gli interessi locali, Danimarca, Belgio , Olanda, Germania, Australia, Canada, è molto comune, oltre che obbligatorio nel caso di gradi impianti. Vedi Wikepedia: Community wind energy.

Bisogna riconoscere che la Regione sarda, nel concedere dei contributi sul costo di costruzione degli impianti (20% su tale costo) ha avuto l’accortezza di incentivare solo gli impianti di potenza inferiore a 20 kW e sugli edifici ed ha quindi favorito una certa diffusione di impianti di piccola taglia ad uso di abitazioni o piccole imprese (sempre che avessero a disposizione un tetto sul quale realizzare l’impianto).

Il divieto agli impianti in area agricola

Penso che la disposizione della Regione sarda che maggiormente ha impedito ai Sardi di approfittare delle incentivazioni statali realizzando impiani fotovoltaici, ad esempio, della potenza dell’ordine delle centinaia di kW, sia quella che ha vietato in generale l’installazione di impianti sui terreni agricoli. Gli impianti FV sono ammessi solo su edifici (serre comprese, vecchie o nuove) o in parte delle aree industriali o in cave abbandonate.

Io sono favorevole alle serre fotovoltaiche e agli impianti fotovoltaici a terra anche in area agricola (non temete, non moriremo di fame, perchè basta pochissimo spazio, appena lo 0,4 % della superficie, per soddisfare l’intero fabbisogno energetico sardo, industrie incluse); e l’alterazione del paesaggio non sarebbe così drammatica: aree urbanizzate e strade occupano superfici ben maggiori.

Parliamoci chiaro: la serra fotovoltaica, in Sardegna, è stata un “escamotage” per aggirare la normativa sarda che vieta gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola.

Perchè alla Regione Sardegna sembra tanto sbagliato consentire nelle aree agricole l’installazione di impianti fotovoltaici e turbine eoliche di cui pastori, agricoltori ed imprenditori locali possano essere comproprietari (considerato che in genere non potranno sostenere l’investimento da soli) e non solo risparmiare ma guadagnare dal Sole e dal vento? Perchè non incentivare questa forma di “proprietà” invece di regalare le nostre risorse naturali a società straniere?

28 Novembre 2012

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